Un giorno a Roma

UN GIORNO A ROMA

Ieri sono andato a Roma per la prima volta dopo il lock down.
Dopo 23 anni ho lasciato la capitale.
E dopo 10 giorni è stata dichiarata la pandemia. 

Non è che l’ho causato io il virus?
Che la capitale abbia voluto punirmi per il mio tradimento? Se così fosse non c’era bisogno di scatenare questo putiferio.
Anche meno.

Bastava un mese di pioggia.
Avrei capito.
Poi dicono che la regione più permalosa è la Calabria.

Ora vivo ind’o Bass Lazio! Come direbbe il simpatico e irreprensibile Don Pietro Savastano.
Fatto sta che sono tornato dopo 4 mesi e ho pensato a quello che ci siamo detti durante la quarantena, da 💯“andrà tutto bene” a “ne usciremo cambiati. 💯Ne usciremo migliorati.”.

Vado a prendere il treno e in stazione mi fermano dei poliziotti e mi chiedono i documenti. Glieli do e mentre controllano chiedo il perchè di questa loro richiesta.

Semplice controllo.
Di cosa?
Della persona.

A questa risposta vorrei arrabbiarmi e dirgli, ma che risposta è! Cosa vuol dire controllo della persona? Non ha senso! Almeno in italiano! L’unico senso che ci trovo è che devono accertarsi se io sia un robot o un alieno!
Ma che vuol controllo della persona!

Poi manco ho fatto nulla di strano.
Non mi sono messo a urlare.
Non ho importunato i passanti.
Non ho urlato Forza Juve.
Perchè allora il controllo?

Vorrei dirgli tute queste cose ma sono in bermuda e t-shirt con il disegno di un cane che ride e penso che sarei poco credibile.

Cosi gli do il documento e salgo sul treno, e vedo delle postazioni dove c’è scritto “non ti puoi sedere”.
E mi viene subito la tristezza.

Mi ricorda i tempi della scuola quando qualche bullo se la prendeva con il più debole e gli diceva “qui non ti puoi sedere”.
Non è che i bulli ora lavorano alle Ferrovie dello Stato?

Comunque dice che è per mantenere il distanziamento sociale.
Che se da una parte mi mette tristezza, dall’altra parte non ho problemi di allungare le gambe o dividere il bracciolo con uno che ci tiene ad occupare il bracciolo tutto dalla sua parte.

Prima mi capitava spesso.
E il viaggio in treno era uno stress.
Ora tutto sommato si sta abbastanza comodi.

Il lato positivo c’è sempre nelle cose.
Come quando sei in fondo a un burrone e stai per cadere. Il lato positivo è l’adrenalina che ti scorre nel corpo prima di cadere.
Forse ho sbagliato esempio.

In treno l’altoparlante dice che bisogna tenere la mascherina altrimenti ci sarà una multa di 400 euro e spicci. Non è tanto per dire, ma sono proprio le parole dell’altoparlante.
Ha detto proprio 400 euro e spicci!
L’annuncio mi fa sorridere.

Io la tengo solo che ogni tanto devo toglierla per respirare meglio.
Mi sento soffocare.
Come quando vai a fare una maratona di 3 kilometri senza allenamento.
Così me la tolgo ogni tanto.

Ma mi guardo intorno, perchè oltre alla multa, ho paura che ci sia qualcuno che si metta a gridare come quella donna in un famoso video che circola su Internet.

A Latina sale un uomo sulla quarantina che parla al telefono e ha deciso di far sapere a tutto lo scopartimento il lavoro che fa, i colleghi, quello che farà durante la giornata, anche quello che mangerà a cena e anche il suo coktail preferito!

Andra tutto bene?

E’ una domanda.

Che a me fa pure piacere sapere tutte le cose della sua vita, ma magari presentiamoci prima.
Sono un tipo timido e tradizionale.
Prima di parlare mi presento.

Stiamo per arrivare a Roma e cambia la voce dell’annuncio: ora è Galeazzi quando commenta la vittoria degli Abbagnale.
La cosa mi fa sorridere.
Finalmente arrivo.

Devo prendere i mezzi. Da Termini a San Giovanni la Metro A, poi la Metro C e al ritorno di nuovo la metro C, cambiare la metro A fino a Termini poi la B fino a Tiburtina e da lì un’autobus.

Mi pare di stare a giocare al monopoli.
Spero che non mi capiti il cartoncino degli imprevisti.
Anche se conoscendo Roma è prevedibile che succeda.
Ma andrà tutto bene hanno detto.
Alla metro C, leggo attesa di 25 minuti!

Andrà tutto bene.

In metro però tutti mantengono la distanza di sicurezza.
Nonostante questo ci sono sempre quelle ragazzine che cercano di fregare le borsette ai turisti ingenui e inconsapevoli.

Andrà tutto bene.

Ma a Termini siamo tutti come sardine.

Andrà tutto bene.

Al ritorno altri 25 minuti di attesa fino a quando non arrivo alla stazione Tiburtina.
Arrivo alla fermata dell’autobus e chiedo tra quanto passa.
E’ appena passato.

Che sfiga penso, speriamo arrivi tra poco.
Se 50 minuti sono pochi, allora diciamo che è arrivato presto.
50 minuti di attesa nemmeno prima del Lockdown.
Dopo questa giornata a Roma posso trarre una conclusione.

“Andrà tutto bene”, col senno di poi mi sembra un’affermazione azzardata.