App Immuni: come usarla, domande, dubbi e polemiche.

APP IMMUNI

La quarantena è finita, le conferenze di Conte se ne vanno,

che inutile serata amore mio.

Così canterebbe Ornella Vanoni.

Dopo di che direbbe “non si vede un cazzo con questa luce! Ricomincio!”

Ma a parte la Vanoni, ormai si esce di casa,

si indossa la mascherina con la stessa disinvoltura con cui Sgarbi offende il primo che gli capita.

Ma come dice Conte non bisogna abbassare la guardia.

Bisogna controllare gli asintomatici, ossia quelli che hanno il virus e non lo sanno.

Un pò come gli amici che ti attaccano il pippone. Rompono i coglioni e non lo sanno.

E così per scovare gli asintomatici è uscita un’App!

L’App Immuni!

Non bastava Tik Tok che ci ha fatto perdere l’ultimo briciolo di dignità che ci era rimasto.

Ora ti devi scaricare l’App per vedere se sei contagiato oppure no!

Che ricorda quando la mamma ti diceva “ti sei lavato i denti? Ora puoi uscire”.

Anche se non è esattamente la stessa cosa.

Ma come funziona questa App?

Puoi caricare le foto come su Instagram?

Puoi far vedere il culo come su Tik Tok?

O puoi sbroccare a chi sta in treno senza la mascherina?

Funziona così: Installi l’App. E l’App ti avverte se sei potenzialmente contagiato e ti invita a chiamare il medico.

Ma come fa a capire se sono contagiato?

Ma non è che vengo geolocalizzato?

Ma non è che non posso usare Tik Tok perche mi occupa troppa memoria?

E quante domande!

Installa e basta!

Provo a rispondere a tutti i dubbi, come il miglior virologo, giornalista, esperto in relazioni internazionali ed economista che si può incontrare su Facebook.

In sostanza la butto in caciara come si dice a Roma.

Come fa un’App a dirmi che sono contagiato, non misurandomi la febbre, e non facendomi una visita?

Boh?

Questa è la mia risposta!

Forse troppo sintetica, ma non è forse vero che la sintesi di una frase è essa stessa la sintesi della frase?

Ma che ho detto?

Vabbè andiamo avanti.

Non è che ci geolocalizzano e ci controllano ovunque andiamo?

E ci voleva l’App per renderci conto che siamo controllati?

Mi sembra come quando ci siamo accorti che ci facevano pagare le buste per la frutta 2 centesimi!

Ci indignammo e intanto tutto il resto aumentava e stavamo zitti.

Regaliamo i nostri dati almeno 2 volte al giorno, compilando form, iscrivendoci ai webinar, a zoom, ai siti e non ce ne siamo mai accorti.

Come buon uso, e buona regola di Facebook non poteva mancare…

LA POLEMICA!

La polemica è nata per le icone!

Ormai si fa polemica su tutto, abbiamo cominciato con i runner, poi con i vecchi, poi con Conte, poi il Mes, poi gli attori che divertono, poi la battaglia dei virologi, poi l’uovo che è nato prima della gallina, e ora la polemica delle icone!

Che dopo 3 mesi reclusi in casa, se ne sentiva l’esigenza di un’altra polemica.

Il tutto nasce dal fatto che l’icona femminile è una donna che tiene in braccio un figlio e l’icona maschile è un’uomo che sta al computer.

E si è levato il grido di sessismo.

Io non sono maschilista, ma mi pare un tantino esagerato.

Mica la donna è stata ritratta come una schiava, come sottomessa, come una che fa solo le pulizie, cucina, lava e stira e guarda Uomini e Donne.

Fa una cosa bella.

Tiene in braccio il figlio.

E l’uomo sta al computer, mica gli hanno messo il costume da supereroe.

Capace che manco stava lavorando.

Forse stava guardando una serie, oppure stava su Facebook a insultarsi con qualcuno.

Per fortuna l’hanno cambiata, così il figlio sta in braccio al padre e la mamma sta al computer.

Sembra come quando incontri un rompicoglioni e fai quello che ti chiede sennò non te lo scolli di dosso.

Insomma una polemica evitabilissima.

Anche perchè volendo la polemica non finisce mai.

Potrebbero arrabbiarsi i neri!

E infatti si sono lamentati.

E i cinesi?

E gli eschimesi?

E gli indiani?

E i messicani?

E i calabresi?

Ora la domanda è?

Quale sarà la prossima polemica?

Ci si potrebbe lamentare dell’estate che fa troppo caldo.

E’ un’idea.

In mancanza di altro…

Ma qualcosa si trova sempre!

Soprattutto sui social!

Un giorno senza insultarsi è un giorno perso.