Lo Smartphone suicida

LO SMARTPHONE SUICIDA

Marco se n’è andato e non ritorna più!
Marco è il nome che avevo dato al mio cellulare uauei (così si pronuncia e così lo scrivo).

Marco nel diario ha una fotografia, ha gli occhi di un bambino un poco timido.
Marco mica ne aveva solo una di fotografia! Aveva un archivio di 1000 e passa foto!

E in effetti Marco uauei era timido, talmente timido che per aprire Facebook ci metteva 15 secondi, per Instagram e Tik Tok ci voleva il permesso e la carta da bollo prima farmelo aprire.
Insomma ieri mattina Marco se n’è andato, ma non in maniera consueta, eroica, strappalacrime.
No.

Marco Uauei è caduto nel cesso.
Poteva finire i suoi giorni cadendo dal terzo piano, finendo per sbaglio in mare, addirittura in lavatrice sarebbe stato meglio.
Ma finire nel cesso non gli rende giustizia.

Eppure era caduto tante volte nella sua vita e si era rialzato. Certo ogni volta era un pò rincoglionito, scattare una foto era impossibile, a meno che il soggetto della foto non fosse un geco, o il sosia di Andreotti quando è andato da Paola Perego.
Un attimo prima stavo vedendo delle foto inutili su Instagram e un attimo dopo me lo vedo nella tazza del Water.

Ho provato a fargli la respirazione bocca a bocca ma non sapevo dove stava la bocca del cellulare, allora ho provato ad asciugarlo col Phone, ma niente e allora ho cercato di rianimarlo in mezzo ai chicchi di riso, perchè ho letto su internet che i chicchi di riso so forti in questi casi.
I chicchi di riso fanno miracoli, come se il Dottor Nowzaradan incontrasse Platinette.
Eppure niente.
E vabbè.
Ora sono senza il telefono.
Tagliato dal mondo.

E in un periodo in cui per poco non mi chiama manco mia mamma, sicuramente saranno arrivate decine di telefonate importanti, un’ingaggio per una serata in un teatro all’aperto o il mio agente mi avrà chiamato per un provino con un ruolo adatto a me, oppure mi avrà chiamato l’Inps per chiedermi come sto.
Che è l’unica comunicazione che ci può essere tra me e l’Inps.

Da ieri sono senza cellulare.
Com’è vivere senza cellulare, chiederete voi?
Vabbè non me l’avete chiesto ma facciamo finta.
E’ strano.
Fai cose che prima non facevi.

Ieri ero a una festa e sono riuscito a seguire i discorsi di tutti. Ho capito pure quello che mi diceva la gente.
Come quando aspettavamo il discorso di Conte che stavamo attenti parola per parola.

La mattina poi incredibilmente la prima cosa che faccio apro gli occhi e ammiro il soffitto, le sue sfumature, la tonalità di bianco, il vuoto del soffitto.
Mi sento come un neurone del cervello di Vittorio Feltri.

L’unico problema è che io usavo il cellulare anche come orologio e quindi adesso capita che esco a fare una passeggiata alle 4 di pomeriggio, giusto una mezz’oretta e torno a casa alle 8.

A parte questo devo dire che comincio a gustare le cose belle, i sapori, guardo il cielo, ieri sera ho visto un bel panorama e sono stato tutto il tempo a osservarlo.
Prima stavo mezz’ora a scattare delle foto che poi non avrei mai più rivisto.
Un pò come Morgan con Bugo.
Non l’ha mai più rivisto.

Ma come ogni bella storia, anche questa ha una fine.
Giovedì mi arriverà il nuovo Smartphone comprato sul dio delle vendite: Amazon, altro che Mastrota!

Chissà come sarà il mio nuovo amico.
Spero sia meno timido di Marco Uauei e non ci impeghi mezz’ora per caricare una storia su Instagram o un video su Facebook!

Sennò giuro che torno al Nokia 3310!
Una botta di matto!

Ma io confido che con questo nuovo amico mi troverò benissimo.
A proposito come lo chiamo?